di Tommaso Bonaiuti
Martedì 21 aprile approdano all’Ex FIla gli A Place to Bury Strangers. Un nome che forse alla maggioranza dei lettori di Lungarno non dirà molto, ma è sufficiente sapere che questa band, attiva da ormai quasi 20 anni, si è creata una reputazione di ferro a giro per il mondo grazie alle proprie performance al limite della sopportazione uditiva e visiva. Uno show selvaggio, che Oliver Ackermann e soci hanno portato in tutti i continenti e perfezionato con l’esperienza. Luci stroboscopiche, fumo artificiale e tanto, tanto rumore. Intervistiamo Oliver in vista di questa attesissima data.
Innanzitutto dico che è un piacere riaverti qui in Italia con la band. Sono veramente contento che alla fine sei riuscito anche a toccare la mia città, Firenze. Vi piace di più fare tour in Europa o in US?
Ci piace di più stare in Europa; ci sono così tanti posti con molta più varietà, è davvero stimolante ed è un privilegio avere la possibilità di farne esperienza. Il cibo, le persone, il paesaggio… è tutto così vibrante, lo adoriamo.
Quando mi capita di intervistare band mi concentro molto sulla questione del touring e delle mille complicazioni del caso. Voi come vi trovate? Riuscite a contrastare la politica dei club che chiedono percentuali assurde sulla vendita del merch? Avete avuto problemi di questo o altro tipo in passato, o tutto sommato vi godete i tour e riuscite anche a, uso un termine brutto, “capitalizzare”?
Facciamo quello che possiamo. Siamo piuttosto fortunati perché non suoniamo in molti locali “corporate” (legati a grandi multinazionali), quindi non ci scontriamo spesso con questo problema. Però è davvero dura quando succede, perché non è solo il locale a volere una fetta sul merch: spesso anche le etichette e altre società prendono delle percentuali, il che lascia pochissimo agli artisti. Penso che sia un vantaggio lavorare con club, etichette e realtà composte da persone che lo fanno per sostenere l’arte. Siamo molto fortunati perché con la nostra musica andiamo bene, ma spesso abbiamo suonato a eventi o benefit dove non abbiamo guadagnato nulla; non tutte le band possono permettersi di farlo se non hanno altri show che compensano a livello economico. Un tempo ci prenotavo spesso per i concerti nelle università americane, perché i college pagavano bene anche band sconosciute e con quei soldi potevamo finanziare un intero tour.
Qualche giorno fa è uscito Rare and Deadly, una raccolta di b-sides e inediti. Tra questi brani ce n’è uno che avete dedicato a una persona a voi molto cara, ha un significato speciale per voi. Qual è la storia dietro, se ti va di condividerla?
Era un’amica della band, Tamara Todoroski, che era diventata molto amica di Heather (la mia compagna) e del gruppo dopo un concerto. È stata tragicamente portata via da questo mondo da un autista ubriaco. È così triste sapere che una persona così vibrante e davvero fantastica non ci sia più. Posso solo immaginare cosa significhi per la sua famiglia. Suo fratello Dimitar ci ha aiutato in diverse occasioni quando eravamo in Macedonia; è una perdita totale per qualcosa che non sarebbe mai dovuto accadere. La vita non è giusta e a volte è estremamente terribile. Il mio cuore va alla famiglia e a chiunque debba affrontare perdite e tragedie.

foto: Holger Nitschke
Godi di uno status ormai leggendario nel mondo dei nerd di pedali e gear. Anche con Lando parliamo sempre di come non ci sia una band che non abbia pedali DBA. Però hai anche fondato un’etichetta che spacca, Dedstrange, e non se ne parla granché a giro, almeno da queste parti. Per questo colgo l’occasione per parlarne, perché avete fatto uscire tanta roba buona, oltre ad APTBS, però io sono un po’ pigro quindi chiedo a te se gentilmente puoi illustrare il catalogo, parlarci delle uscite più fighe, quelle che ti hanno soddisfatto maggiormente, etc.
Certo! Quasi non ci credo che siamo stati così fortunati da pubblicare dischi così incredibili. Abbiamo lanciato l’etichetta con i Jealous, una band incredibile con hook punk e un’attitudine così contagiosa… è un peccato che non esistano più, ma tutti i membri hanno intrapreso altri progetti incredibili. I Data Animal, la band di uno dei miei soci dell’etichetta, hanno scritto alcune delle canzoni più toste per entrare in una stanza con autorità assoluta — basta sentire il verso “I’m the baddest mother fucker around” e capisci cosa intendo. Abbiamo i Wah Together, un supergruppo di New York con un disco che spacca, fatto dai migliori musicisti e produttori che hanno lavorato a tantissimi dischi che sicuramente ami e hai già sentito. I Lunacy, che creano paesaggi sonori epici per un mondo post-apocalittico: se non li avete sentiti, dovete fermare quello che state facendo e ascoltarli subito. I Plattenbau dalla Germania, senza dubbio una delle migliori live band in circolazione oggi, così interessanti e veri che è ipnotico guardarli mentre modellano la loro stranezza. I Goblin Daycare da Istanbul sono una punk band pazzesca, accidenti!!! Ce ne sono tante altre, siamo davvero fortunati.
Avete la fama di essere una band particolarmente rumorosa dal vivo. Però lo chiedo a te: qual’è la band più rumorosa che hai visto dal vivo? Quella che ti ha fatto anche male a livello fisico, quel rumore che ti perfora i timpani, per intenderci.
La prima band super rumorosa che ho sentito sono stati i Dinosaur Jr. Ricordo che il gruppo prima di loro era già fortissimo, poi sono arrivati i Dinosaur Jr. ed erano dieci volte più rumorosi. Anche i concerti di Lightning Bolt e Force Field sono stati pesanti, ma i My Bloody Valentine sono probabilmente lo show più rumoroso a cui sia mai stato. A Los Angeles, in particolare, ricordo che durante You Made Me Realize cadde un enorme riflettore dal soffitto e nessuno fece una piega… non so nemmeno se qualcuno se ne accorse.
Tommaso Bonaiuti è uno speaker radiofonico per Novaradio Città Futura e curatore di frame., contenitore radiofonico a cadenza mensile su Radio Alhara e Radio Raheem.
foto: Holger Nitschke
