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Rothko (finalmente) a Firenze: apre a Palazzo Strozzi una delle mostre più attese dell’anno.

È stata presentata questa mattina nella Sala Altana di Palazzo Strozzi la grande mostra Rothko a Firenze, uno dei progetti espositivi più attesi della stagione culturale fiorentina. All’incontro con la stampa hanno partecipato Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, i curatori Christopher Rothko (secondogenito emozionatissimo dell’artista) ed Elena Geuna, insieme ai rappresentanti delle istituzioni e ai sostenitori pubblici e privati che hanno reso possibile l’iniziativa. Il plauso è unanime.

La mostra, aperta al pubblico dal 14 marzo al 23 agosto 2026, rappresenta una delle più importanti rassegne mai dedicate a Mark Rothko, indiscusso protagonista dell’arte del Novecento. Concepite appositamente per gli spazi rinascimentali di Palazzo Strozzi, le oltre 70 opere in mostra – molte delle quali mai esposte prima in Italia – provengono da alcune delle più prestigiose collezioni internazionali, tra cui MoMA e Metropolitan Museum of Art di New York, Tate di Londra, Centre Pompidou di Parigi e National Gallery of Art di Washington.

Il percorso espositivo segue un andamento cronologico che attraversa l’intera carriera dell’artista: dalle opere figurative degli anni Trenta e Quaranta, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, fino alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzate da ampie campiture di colore capaci di creare una profonda esperienza emotiva e spirituale per lo spettatore.

La mostra mette in luce anche il rapporto speciale tra Rothko e Firenze, evidenziando come l’artista abbia guardato alla tradizione artistica italiana e in particolare all’architettura rinascimentale. Già nelle opere giovanili emerge un dialogo con la composizione classica – come nel dipinto Interior del 1936, che richiama la tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo – mentre i successivi Multiforms segnano il passaggio verso l’astrazione totale e la costruzione di spazi pittorici fatti di luce e colore.

 

Il percorso culmina con le grandi tele astratte come No.3 / No.13 (1949) del MoMA e Untitled (1952–1953) del Guggenheim Museum di Bilbao, fino alle opere più tarde degli anni Sessanta e Settanta, in cui la tavolozza si fa sempre più raccolta e meditativa, fino alla serie Black and Gray e alle ultime opere su carta.

Il progetto espositivo si estende inoltre oltre Palazzo Strozzi, coinvolgendo due luoghi simbolici della città particolarmente amati da Rothko. Al Museo di San Marco cinque opere sono esposte nelle celle affrescate dal Beato Angelico, mentre nel Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana due dipinti dialogano con lo spazio progettato da Michelangelo.

Un percorso diffuso che trasforma Firenze in un vero e proprio laboratorio di confronto tra arte contemporanea e patrimonio storico, offrendo una nuova prospettiva sull’opera di uno degli artisti più influenti del Novecento.

Le opere respirano, la distribuzione negli spazi è calibrata, la luce accompagna la mistica e la neutralità spirituale che nutre le grandi campiture di colore. Queste non si perdono, ma anzi trovano una misura quasi naturale nella sequenza delle sale. La pittura di Rothko ci chiede silenzio, distanza e tempo. Non è fatta per essere attraversata di corsa, né per essere condivisa con chiunque. La sfida sarà assecondare questa richiesta.

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