Spazio conteso di Carlos Salazar Wagner analizza come i monumenti coloniali in Colombia siano diventati luoghi di conflitto. L’autore indaga proteste, arte contemporanea e disuguaglianze storiche, mostrando come il passato pesi sul presente.
Negli ultimi anni, le proteste in America Latina hanno trasformato i monumenti legati al passato coloniale in simboli di contesa, rifiutando un’eredità che per molti continua a pesare come un fardello. È il tema al centro di Spazio conteso, saggio di Carlos Salazar Wagner, dottorando in storia dell’arte all’Università di Firenze e vincitore del Premio Scripta per la giovane critica d’arte 2024.
Il libro, pubblicato dalla casa editrice Gli Ori, si concentra sulla Colombia, Paese d’origine dell’autore, e utilizza il concetto di memorie transculturali di Astrid Erll, per cui la memoria non è mai statica o univoca, ma un insieme di esperienze diverse. I monumenti, quindi, non possono essere interpretati solo dalla prospettiva di chi li ha eretti, ma come il risultato di una pluralità di identità e narrazioni. L’autore ci ha detto: «Tra le opere analizzate c’è il Monumento a los Héroes di Bogotá, città in cui ho vissuto per dieci anni. Si tratta di un complesso architettonico dedicato alle lotte indipendentiste, commissionato negli anni ‘50 da Laureano Gómez, presidente di estrema destra, e ideato da Angiolo Mazzoni, ingegnere legato al fascismo. Questo monumento, un tempo simbolo della cristallizzazione di un evento storico, oggi è stato distrutto per far spazio alla metropolitana, dopo un’ondata di proteste da parte delle popolazioni indigene, che lo associavano a violenze e ingiustizie storiche».
Un ruolo chiave nella rilettura di questi spazi è giocato dall’arte contemporanea. «Artisti come Juan Fernando Herrán, che ha esposto all’interno del monumento a los Héroes i suoi Héroes mil, una serie di piedistalli vuoti realizzati in legno che rappresentano l’assenza di un eroe, o come Carlos Castro e Milena Bonilla, hanno iniziato a rileggere i monumenti in modo critico, problematizzando la retorica di potere. Non si tratta solo di dire che i monumenti coloniali sono scomodi, ma di capire perché lo sono per chi subisce ancora le conseguenze del colonialismo. In Colombia, le disuguaglianze odierne affondano le radici in quel passato».
Un tema che non riguarda solo l’America Latina, ed è meno distante da Firenze di quanto sembri. È del 2018 il progetto online Postcolonial Italy degli storici Markus Wurzer e Daphné Budasz, in cui sono stati mappati tutti i monumenti, i nomi di strade e le targhe commemorative che nelle nostre città rimandano alla storia coloniale italiana. Molti di questi si trovano proprio nel capoluogo toscano, come ad esempio l’obelisco di Piazza dell’Unità e la statua di Ercole in Piazza Ognissanti. Forse, è arrivato il momento di chiedersi perché di questo tema si parli ancora troppo poco.
in copertina: Statua equestre Simon Bolivar