In questa conversazione con Leonardo Bigazzi, abbiamo parlato di VISIO e dell’approccio all’immagine in movimento che nel quotidiano e nel campo artistico costituiscono una costante in continua evoluzione.
La nostra relazione con le immagini sta cambiando. Che siano fotografie o, più spesso, video, nella quotidianità sono un elemento comunicativo essenziale, elette quali imprescindibili fonti sul presente. Leonardo Bigazzi, curatore della sezione di VISIO, progetto di ricerca, residenza e produzione dello Schermo dell’arte, ha dato il suo contributo a questa riflessione partendo dalla pubblicazione di VISIO—Moving Images in Europe since the 2010s (2024).
Il volume ripercorre i 10 anni di attività dell’omonimo progetto di residenza, unendo «l’archivio – con immagini, nomi e attività della comunità – a riflessioni teoriche sviluppate attraverso conversazioni e saggi sui temi centrali delle immagini in movimento negli ultimi 15 anni». Il progetto VISIO, spiega Bigazzi, nasce «come possibilità di creare un punto d’incontro tra gli ospiti del festival e una selezione di giovani artisti under 35 residenti in Europa, che potessero sfruttare la presenza di queste straordinarie personalità» per sviluppare riflessioni collettive.
Questo tipo di organizzazione ha permesso di «mappare, in 15 anni, un’intera generazione e una geografia della produzione di immagini in movimento». Tuttavia, è facile pensare che l’immagine in movimento, in particolare l’immagine-video, non risulti spesso un mezzo semplice da comprendere, venendo meno anche la sua “pubblicizzazione” nella produzione artistica. Bigazzi si è dimostrato parzialmente d’accordo, scindendo la sua identità legata al contesto espositivo, da quella della quotidianità: «Il video è una parte infinitesimale [del mercato dell’arte] perché è difficile da proporre e richiede tempo allo spettatore. Non è immediato, richiede spazio e mezzi sia per produrlo che per esporlo. Dall’altra parte, però, credo sia il medium che più di ogni altro rappresenta la contemporaneità. Da quando esistono i social, ciascuno di noi ha una relazione costante con l’immagine in movimento su ogni schermo che ha davanti».
Un tema fondamentale, infatti, è quello della fruibilità dell’immagine in movimento legato all’accessibilità e al suo impatto sulla comprensione del mondo: «Le opere parlano della realtà circostante in modo molto più accessibile di quanto pensiamo. Il linguaggio delle immagini in movimento, specialmente quello narrativo, parla a un pubblico vastissimo […] che travalica i limiti dei musei per finire nei festival, negli screening o in televisione».
La mancanza di limiti, tuttavia, impone di riflettere anche su come lavorare con l’immagine, come presentarla per evitare che si ricada, nel campo culturale, nel cliché del “è uguale a ciò che vedo tutti i giorni su un telefono”. Una tale riflessione non può non riguardare le mostre d’arte contemporanea e la loro funzione primaria di far emergere dati del reale meno espliciti: «L’arte nasce sempre da una rinegoziazione della relazione tra l’artista e ciò che lo circonda; gli artisti sono come filtri che digeriscono e restituiscono la realtà sotto altra forma» e il video è, secondo Bigazzi «il medium più capace di restituire uno sguardo sul reale». Nonostante questa forza comunicativa, tuttavia, bisogna tener presente il processo di innovazione del linguaggio delle stesse immagini poiché non è più possibile «credervi ciecamente, dobbiamo sempre controllare che siano reali».
foto di copertina: crediti Federica di Giovanni