Al Teatro Reims arriva Amor y Revolución: una Frida Kahlo indivisibile, dove arte, politica e passione si intrecciano in un’unica voce scenica, ma con due Frida. Ne abbiamo parlato con l’autrice e regista Matilde Sanquerin
Al Teatro Reims arriva venerdì 20 e sabato 21 marzo Amor y Revolución – Frida Kahlo, vita di lotta e passione, spettacolo della Compagnia Ayré diretto da Matilde Sanquerin. Un lavoro che nasce dal tentativo (poi superato) di isolare un solo aspetto della figura di Frida, rivelatosi presto impossibile: arte, politica, amore e dolore convivono in un intreccio inseparabile. Sul palco due Frida, anime diverse e complementari, accompagnate dal vivo dagli strumenti dei Puerto Sureño e dalla loro musica del Sud dei Mondi.
Troveremo in scena più la Frida artista o la Frida donna?
Quando ho iniziato il lavoro di raccolta e studio dei testi, volevo concentrarmi sull’impegno politico di Frida. Ma andando avanti mi sono resa conto che era impossibile isolare un solo aspetto: nella sua vita tutto è mescolato. L’arte, per esempio, è stata sia terapia per il dolore fisico sia espressione del suo impegno politico, anche attraverso il rapporto con Diego Rivera. Così nello spettacolo coincidono l’artista, la militante, la donna e l’amante. È difficile dire cosa emerga di più: tutto convive, come nei suoi quadri che attraversano la scena.
Come ci si confronta oggi con una delle figure più rappresentative dell’affermazione femminile nel mondo dell’arte e della cultura?
Frida è figlia del suo tempo, ma alcuni aspetti restano universali. Mi ha colpito la sua forza, la resistenza al dolore, la capacità di vivere tutto con intensità. È interessante vedere come sia riuscita a stare dentro il suo tempo ma anche a cambiarlo. La chiave più attuale, per me, è proprio questa passione straordinaria.
In che modo l’amore si incontra (e si scontra?) con la Rivoluzione?
Nel caso di Frida non si tratta tanto di uno scontro tra due dimensioni, quanto di una stessa forza che attraversa tutta la sua esistenza. La Rivoluzione, per lei, non è solo un fatto politico ma un principio vitale, una chiave per leggere il mondo e se stessa. Non a caso arrivò persino a “riscrivere” la propria nascita: nata nel 1907, dichiarava di essere venuta al mondo nel 1910, l’anno della Rivoluzione Messicana, come a voler inscrivere la propria vita dentro quel movimento fin dall’origine.
Come scrive: “Perché la rivoluzione è l’armonia della forma e del colore, e tutto esiste, tutto si muove sotto una sola legge: la vita. […] Tutto è uno: l’angoscia, il dolore, il piacere, la morte […] sono un processo per esistere.”
In questo senso anche l’amore rientra in questo movimento continuo: non è separato, non è un episodio, ma parte della stessa tensione che attraversa tutta la sua vita. Frida vive costantemente in bilico tra opposti – vita e morte, creazione e distruzione, dolore e desiderio – in una sorta di sfida continua con la pelona. La Rivoluzione diventa allora la capacità di trasformare ogni esperienza, anche la più dolorosa, in materia viva, in coscienza, in espressione.
Perché questa scelta? Spiegaci brevemente il processo dall’ideazione alla realizzazione
È nato tutto per caso, durante una collaborazione con un centro teatrale. Mi fu proposta Frida Kahlo, che inizialmente conoscevo poco. Approfondendo, ho scoperto un mondo fatto di lettere, poesie, memorie, e me ne sono innamorata. Partendo da una forma semplice – parole e musica – il lavoro si è stratificato fino a diventare una vera drammaturgia. Ho rielaborato i suoi testi con libertà, cercando di restare fedele al suo stile. L’idea centrale è stata quella di far dialogare due Frida, ispirandomi al tema del doppio e a uno delle sue opere più famose, Le due Frida appunto.
Lo spettacolo si inserisce nel filone del teatro musicale biografico, ma evita il rischio didascalico grazie a una struttura drammaturgica che privilegia la frammentazione e il dialogo interiore. La scelta delle “due Frida” – coerente con l’iconografia dell’artista – funziona come dispositivo scenico efficace, mentre la componente musicale accompagna senza sovrastare. Un lavoro che punta più sull’evocazione che sulla ricostruzione, restituendo complessità senza semplificazioni.
Doppia replica al Teatro Reims alle ore 21
Compagnia Ayré – Frida Kahlo, Amor y Revolución Teatro musicale Diretto da Matilde Sanquerin
Con le due Frida: Lucia Agostino e Claudia Campolmi / I Puerto Sureño: Chitarra e voce: Niccolò Laconi – Fisarmonica, guitarlele e voce: Chiara di Gangi – Tromba: Nicoletta Mecca – Percussioni: John Russo
Info: https://teatroreims.it/event/compagnia-ayre-frida-kahlo-amor-y-revolucion/2026-03-20/