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Santa Maria del Carmine apre un nuovo capitolo

Firenze, presentazione del nuovo percorso della Cappella Brancacci all’interno del museo della Basilica del Carmine con l’assessore Giovanni Bettarini 2026 01 30 © ufficio stampa Comune di Firenze

Non è una scoperta improvvisa, ma una restituzione lenta e consapevole. La Sala della Colonna, nel complesso di Santa Maria del Carmine, è sempre stata lì, custodita nel silenzio del chiostro, accessibile solo in rare occasioni. Dal 1° febbraio diventa invece parte integrante e permanente del percorso di visita della Cappella Brancacci, aprendosi finalmente alla città e ai suoi visitatori.

A partire da domenica 1° febbraio, la sala viene aperta stabilmente al pubblico ed entra ufficialmente nel percorso di visita della Cappella Brancacci e del chiostro del Carmine, all’interno del circuito dei Musei Civici Fiorentini, gestito dal Comune di Firenze e da Fondazione MUS.E.

Un’apertura che arricchisce il racconto del Carmine

L’ingresso della Sala della Colonna nel percorso museale rappresenta molto più di un ampliamento dell’offerta culturale. È un passaggio che consente di leggere in modo più completo e stratificato la storia del complesso carmelitano, uno dei luoghi chiave dell’identità artistica e religiosa fiorentina.

Il cuore del percorso resta la Cappella Brancacci, vertice assoluto del primo Rinascimento, con gli affreschi di Masolino, Masaccio e Filippino Lippi. A questa si affianca la Cappella Corsini, straordinario esempio di arte barocca fiorentina, recentemente restaurata e restituita alla ricchezza originaria di marmi, stucchi e dorature. L’apertura stabile della Sala della Colonna completa ora questo itinerario, offrendo un ulteriore livello di lettura, più raccolto ma non meno significativo.

Uno scrigno finalmente accessibile

«Uno scrigno di bellezza fino ad oggi inaccessibile che si svela ai visitatori»: così l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini ha definito la Sala della Colonna, sottolineando il valore civico dell’operazione. Un risultato reso possibile grazie all’accordo con la comunità dei Frati Carmelitani e al lavoro congiunto dei Musei Civici Fiorentini e di Fondazione MUS.E, che consente di restituire alla città uno spazio rimasto a lungo ai margini della fruizione pubblica.

Anche il soprintendente dei Musei Comunali Carlo Francini ha evidenziato l’importanza della collaborazione con la comunità religiosa del Carmine, che ha permesso di inserire stabilmente nel percorso di visita un insieme di opere di grande rilievo storico e artistico.

La Sala della Colonna: uno spazio, molte storie

Situata nel primo chiostro del convento, tra l’antico e il nuovo refettorio, la Sala della Colonna prende il nome dalla grande colonna trecentesca che ne occupa il centro. È un ambiente ampio, voltato, che accoglie affreschi e sinopie staccati provenienti dalla chiesa e dal chiostro, riuniti qui in seguito alle campagne di ricerca e restauro condotte tra Otto e Novecento.

Le opere esposte raccontano la decorazione originaria del complesso carmelitano e il ruolo centrale che il Carmine ha avuto nella storia artistica fiorentina. Il dipinto più antico è l’affresco attribuito a Pietro Nelli, con la Madonna col Bambino in trono affiancata da santi e donatori, databile tra il 1381 e il 1385, riemerso durante le ricerche per la perduta Sagra di Masaccio.

Dal primo Quattrocento al Rinascimento maturo

Accanto a questo, la sala conserva i resti di un grande affresco attribuito a un giovane Fra Filippo Lippi, testimonianza preziosa della sua formazione all’interno del convento del Carmine e del clima artistico del primo Quattrocento. Su due pareti si dispiegano inoltre i frammenti della decorazione della cappella di San Girolamo, eseguiti da Gherardo Starnina tra il 1402 e il 1404: eleganti figure di santi, lodate già dal Vasari per la grazia e la naturalezza, sopravvissute alle trasformazioni successive della chiesa.

Particolarmente suggestive sono le due sinopie di Masolino da Panicale, provenienti dalla Cappella Brancacci. Disegni preparatori del Pentimento di Pietro e del Pasce oves meas, costituiscono ciò che resta della decorazione originaria del registro superiore, distrutta nel Settecento. Tracce leggere, ma fondamentali, che permettono di entrare nel processo creativo di uno dei protagonisti del primo Rinascimento fiorentino.

Completa il percorso il Cristo Crocifisso attribuito a Paolo Schiavo, rinvenuto proprio nella Sala della Colonna sotto l’intonaco durante i restauri successivi all’alluvione del 1966: un’opera intensa, che dialoga in modo diretto con lo spazio che la accoglie.

Un’esperienza di visita più consapevole

Come ha sottolineato Valentina Zucchi, responsabile della mediazione culturale di Fondazione MUS.E, la Cappella Brancacci esprime pienamente il suo significato solo se letta all’interno del contesto architettonico, religioso e storico del complesso carmelitano. L’apertura della Sala della Colonna va in questa direzione: ampliare lo sguardo, offrire connessioni, restituire profondità alla visita.

La sala sarà inclusa nel percorso delle visite guidate alla Cappella Brancacci e a Santa Maria del Carmine, attive nei giorni di apertura. Inoltre, la prima domenica di ogni mese, il percorso comprenderà anche la Cappella Corsini e le cappelle del transetto, recentemente restaurate grazie ai fondi del PNRR.

Un’apertura che non aggiunge soltanto uno spazio, ma un nuovo tempo di visita. Più lento, più consapevole. Un invito a guardare Firenze non solo attraverso i suoi capolavori più celebri, ma anche attraverso quei luoghi che, finalmente, tornano a farsi raccontare.

Apertura al pubblico: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 17; domenica dalle 13 alle 17. Martedì chiuso.

 

 

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