Dal 24 febbraio all’11 maggio 2026 la Galleria dell’Accademia di Firenze presenta al pubblico il ritorno di uno dei suoi capolavori trecenteschi: il trittico di Spinello Aretino, appena restaurato dopo un articolato intervento conservativo avviato nel novembre 2024. L’opera è al centro di un’esposizione temporanea che non si limita a celebrarne la bellezza, ma ne racconta la storia materiale, le trasformazioni subite nel tempo e il complesso lavoro di studio che ne ha reso possibile la restituzione.
Un’opera chiave tra Trecento e Quattrocento
Firmato e datato 1391, il trittico raffigura la Madonna col Bambino in trono, circondata da quattro angeli e dai santi Paolino vescovo, Giovanni Battista, Andrea e Matteo, con i profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori. Dipinto su tavola a fondo oro, fu commissionato dal mercante lucchese Paolino di Simonino di Bonagiunta per l’oratorio di Sant’Andrea a Lucca.
L’iconografia riflette con precisione il contesto della committenza: sant’Andrea richiama il titolo della chiesa, san Paolino è il patrono di Lucca, mentre gli altri santi rimandano ai nomi del donatore e dei suoi fratelli. Realizzato in una fase di frequenti spostamenti dell’artista tra Lucca, Pisa e Firenze, il trittico rappresenta un punto fermo per la ricostruzione della carriera di Spinello Aretino e testimonia una stagione di transizione, in cui la tradizione gotica si apre a una maggiore attenzione per il volume, il ritmo dei panneggi e la resa degli incarnati.

Tra rischio di dispersione e tutela pubblica
Nel 1850 l’opera rischiò di essere esportata all’estero a seguito di una vendita illecita. Solo l’intervento tempestivo del governo toscano impedì la dispersione del dipinto, sancendo la definitiva assegnazione alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Un episodio emblematico, che racconta la fragilità della storia di molte opere d’arte e il ruolo decisivo delle istituzioni nella costruzione e nella tutela del patrimonio pubblico.
Le condizioni prima dell’intervento
Prima del recente restauro, il trittico presentava un aspetto profondamente compromesso. Depositi superficiali, vernici ossidate, colle ingiallite e ridipinture estese alteravano la leggibilità dell’immagine; stuccature debordanti e mancanze interrompevano la continuità della superficie pittorica. Anche il supporto ligneo mostrava criticità strutturali, con fenditure e tensioni dovute a precedenti interventi non più adeguati.
Le indagini diagnostiche preliminari sono state determinanti per distinguere le parti originali dagli interventi successivi, individuare il disegno preparatorio e analizzare materiali e pigmenti utilizzati dall’artista, offrendo nuove informazioni sulla tecnica pittorica di Spinello.
La pulitura e la riscoperta dei colori
La fase più delicata del restauro è stata la pulitura, condotta in modo graduale e controllato. Dopo la rimozione delle polveri e dei depositi superficiali, si è proceduto alla solubilizzazione delle vernici e delle colle ossidate e all’eliminazione delle ridipinture più invasive.
Questo passaggio ha permesso di riscoprire uno degli elementi più significativi dell’opera: il blu intenso del manto della Madonna, realizzato con azzurrite e oltremare naturale. Una cromia preziosa, che restituisce profondità e luminosità alla figura centrale e riequilibra l’intera composizione.
Il lavoro sul supporto ligneo
Accanto alla superficie pittorica, è stato fondamentale l’intervento strutturale sul supporto. Le vecchie traverse, frutto di un restauro precedente, sono state rimosse; le assi sono state riallineate e su ciascun pannello sono state applicate nuove traverse in legno di castagno, fissate con meccanismi elastici a molle coniche. Una soluzione studiata per garantire stabilità nel tempo, nel rispetto dei principi di reversibilità e riconoscibilità dell’intervento.
Un’esposizione che racconta il lavoro del museo
La mostra, curata dalle funzionarie della Galleria dell’Accademia di Firenze e dei Musei del Bargello, Elvira Altiero ed Eleonora Pucci, accompagna il visitatore all’interno del processo conservativo. Un video dedicato, affiancato da testi e immagini di approfondimento, illustra la storia materiale del dipinto e le diverse fasi del restauro, rendendo visibile quel lavoro silenzioso che si svolge quotidianamente dietro le quinte di un museo.
Una nuova leggibilità
Oggi il trittico di Spinello Aretino si presenta con un equilibrio visivo ritrovato: le cromie hanno recuperato brillantezza, i passaggi di luce sono tornati leggibili, il ritmo elegante dei panneggi e la finezza grafica degli incarnati emergono con maggiore chiarezza.
Il suo ritorno in sala non è solo un evento espositivo, ma un’occasione per riflettere sul valore della conservazione e sul ruolo del museo come luogo di ricerca, cura e trasmissione del patrimonio. Un’opera del 1391 che, grazie allo studio e al restauro, continua a parlare al presente.
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