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Sulla discussa “crisi dei club”. Il Clubsterben è ancora attuale?

By Ilaria Bandinelli

January 08, 2026

Abbiamo fatto una chiacchierata con Fabio della Torre (Bosconi Records-Logout Records), analizzando quali sono i motivi della crisi dei club, e quali prospettive ci sono nel futuro del clubbing.

Sono frequenti, negli ultimi anni, notizie di locali storici (e non) che in tutta Europa chiudono i battenti, salutando amaramente gli aficionados. La situazione sembra essersi aggravata dal Covid, che ha messo in ginocchio i settori delle arti performative e visive ed i loro spazi di aggregazione, come teatri, club, cinema.

Sui club in Italia, la Silb-Filpe ha registrato la chiusura di almeno 1.000 locali tra il 2020 e il 2024. Secondo Fabio della Torre, «L’Italia, rispetto ad altri paesi europei, accusa maggiormente la crisi perché il costo della vita aumenta, e il governo non offre aiuti adeguati. Nei paesi nordici vengono stanziati fondi per la cultura, che include anche la scena del clubbing. Sarebbe importante associare pure in Italia il clubbing alla cultura, lo stato dovrebbe finanziare la scena e riconoscere la professione del dj».

I problemi economici sono quindi il problema più grande, sia per chi mette a disposizione lo spazio, sia per chi ne usufruisce. L’accesso ai club è diventato più esclusivo a causa degli elevati costi di gestione, ma non necessariamente più “performativo”. Come ci dice Fabio: «Nel club italiano intorno ai primi anni 2000 è mancato un ricambio generazionale, si è preferito puntare (e strapagare) dj internazionali, piuttosto che valutare le realtà locali. La scena adesso è quindi iper frammentata, spesso con un’offerta ridotta, talvolta meno professionale; capita che i dj sono anche PR, mentre scompaiono figure come il direttore artistico, che curava le serate e contribuiva a farti sentire parte del club».

Oltre ai fattori economici, ci sono quelli sociali: «A Firenze la città si sta svuotando, abbandonata all’uso e consumo del turista, e sempre meno per il cittadino. Di club nel centro della città ne restano ormai pochi, e chi vuole fare musica deve fare i conti con rigidi orari di chiusura per il volume». Mentre a Berlino si investe per l’insonorizzazione di alcuni club, in Italia dobbiamo ripensare l’idea di clubbing. Nulla comunque sembra davvero perso: quest’anno il settore ha avuto una ripresa. Chi sopravvive cerca di reinventarsi o carpisce le nuove tendenze; da poco i festival techno aggiungono un palco per artisti trap/rap, coinvolgendo in questo modo un pubblico più ampio. «Forse nel futuro si dovranno trovare alternative», ci dice Fabio, «magari puntando su locali ibridi, con dj e musicisti. Ma anche su spazi pubblici di riqualificazione urbana, secondo il modello europeo, che funzionano come location alternative e creano ambienti confortevoli. Un modello per Firenze adesso è il Lumen».

https://www.instagram.com/fabiobosconi/?hl=it https://www.instagram.com/bosconirecords/?hl=it https://www.instagram.com/logout_records/?hl=it

 

Photo credits: Ilaria Bandinelli, “Era un after al 303”