Il 16 gennaio 2026 è uscito Dementia, l’ottavo album dei Sick Tamburo, segno tangibile dell’evoluzione artistica di una delle band più autentiche e iconiche della scena alternativa italiana. Nato a Pordenone dall’incontro creativo tra Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio — e portato avanti da Accusani con forza e sincerità anche dopo la scomparsa della sua storica compagna di band — il progetto Sick Tamburo ha sempre avuto un piede nella fragilità e l’altro nel contrasto, traducendo in musica emozioni complesse e spesso scomode. In vista del loro concerto al Viper il 31 gennaio ne abbiamo approfittato per un’intervista al loro frontman mascherato.
Dementia è un disco che non si limita a esplorare il disagio interiore ma lo fa con un linguaggio diretto e potente, intrecciando scintille di normalità e gioia con smarrimento, buio e paura. È un viaggio nella mente, nelle “non-mente”, un territorio dove il confine tra esperienza personale e specchio del mondo contemporaneo si fa sottile e, talvolta, indistinguibile.
Ma anche un disco da ascolto e cantabile, dieci tracce che, pur in continuità con i precedenti lavori più punk della band, tentano questa volta di esplorare maggiormente la melodia del cantato e la pulizia del suono, senza però rinunciare all’immediatezza e alla spontaneità.
In questa intervista, Accusani ci guida attraverso le pieghe di Dementia, raccontando il legame tra vita e musica, il peso delle esperienze e la responsabilità di trasformare la confusione e la fragilità in canzoni che possano parlare a chi vive o ha vissuto sensazioni simili.

Cercando velocemente il significato di “demenza” online, il primo significato trovato è “declino progressivo e cronico delle facoltà mentali e intellettive”. Mi sembra che in un certo senso questa definizione sia anche il leitmotiv del disco
Sì, esatto. Mi sono confrontato direttamente con una persona affetta da demenza e questo mi ha portato inevitabilmente a scrivere poi canzoni che raccontassero questo confronto. Un processo che attraversa varie fasi, anche istantanee a volte, sempre irreversibile. Poi però ho provato a uscire da quella che è una mia esperienza personale, raccontando anche storie che in qualche modo traslassero lo stesso concetto in altri campi dell’esperienza e della società di oggi, come la malattia mentale o la vita in contesti di guerra.
Un modo per esorcizzare il disagio e il tabu quando si parla di demenza?
Se non altro un modo, almeno per me, per alleggerire il problema. Scrivere canzoni è la cosa che ho sempre fatto, quasi inconsciamente, quando ho vissuto esperienze negative, un modo per acquisire consapevolezza e provare a condividere le mie emozioni con chi ha vissuto o sta vivendo qualcosa di simile.
Il disco vive nella tensione continua tra spontaneità e mestiere. Da una parte c’è l’urgenza, il gesto immediato, il bisogno di non filtrare troppo; dall’altra c’è l’esperienza (il primo disco dei Prozac è del 1996), la conoscenza dei meccanismi di ascolto e fruizione musicali così come del pubblico, la capacità di dare una forma solida a ciò che nasce istintivo.
Questo è un disco che come i precedenti è ispirato da una serie di emozioni e di storie che volevamo raccontare in maniera diretta e spontanea. Allo stesso tempo volevamo anche conservare il sound e l’approccio che contraddistinguono i Sick Tamburo. Dall’album sono rimaste fuori alcune tracce proprio perché tradivano fin troppo lo spirito e l’identità della band, ma abbiamo comunque introdotto numerosi elementi di novità, frutto degli ascolti e delle esplorazioni sonore di questi anni.
Dementia è infatti un nuovo tassello di un percorso lungo. Ed è un lavoro che chiede attenzione, che non si consuma in sottofondo, che rivendica il diritto a un ascolto più lento e consapevole, anche a costo di risultare controcorrente.
Negli ultimi trent’anni il pubblico è cambiato profondamente, soprattutto nel modo di ascoltare. L’ascolto oggi è frammentato, veloce, spesso mediato da piattaforme e algoritmi. È cambiata la relazione con il tempo, con i dischi, con l’idea stessa di percorso. Abbiamo cercato di integrarci in questo meccanismo senza però rinunciare alla forma album, così come a tematiche e a sonorità che nel mercato contemporaneo non sempre trovano posto.
Sabato 31 gennaio suonerete al Viper, ospitato almeno per questa stagione, dalla Casa del Popolo di Grassina, cosa ci aspetta?
Intanto speriamo che chi verrà si divertirà quanto noi sul palco. Per fortuna il pubblico dei Sick è anagraficamente trasversale, ci sono i fan più affezionati ma anche molte giovani generazioni. Per questo suoneremo molto di Dementia ma non rinunceremo ai nostri pezzi più conosciuti.
Una domanda conclusiva: il punk è morto?
Per alcuni versi il punk, come scena, come linguaggio codificato, come gesto generazionale, è finito: si è storicizzato, ha perso la sua carica di rottura originaria, di scelta radicale, è diventato riferimento più che detonatore.
Per altri versi no. Vive ogni volta che si rifiuta la levigatura eccessiva, ogni volta che si sceglie l’onestà al posto dell’effetto, ogni volta che si mette in discussione la forma invece di replicarla. Ci sono alcuni progetti, pochi, ma ci sono, che ad esempio scelgono di andare contro la logica mainstream (senza dare un giudizio di merito del mainstream) e che hanno il tiro e l’approccio tipici del punk
Sick Tamburo live
31 gennaio 2026
Viper Theatre C/o CdP Grassina
Casa del Popolo di Grassina – Piazza Umberto I, Bagno a Ripoli
biglietti QUI
in copertina: Sick Tamburo – ph. Franco Zanussi
