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Costruire costellazioni sonore: intervista a Stefano Pilia

By Redazione Lungarno

January 27, 2026

di Roberto Pecorale

lacìnia  s. f. [dal lat.  lacinia  «brandello, lembo, frangia», prob. affine a  lacer  «lacero»].

Stefano Pilia è un artista che da più di vent’anni si muove nel panorama musicale italiano e internazionale, seguendo un percorso caratterizzato da una ricerca continua, fatta di sperimentazione e di incontri importanti, che lo hanno portato a collaborare e a dare contributi decisivi a band molto conosciute, diventate anche parte della nostra vita. Tra queste troviamo nomi del calibro di Massimo Volume e Afterhours, Mike Watt e Rokia Traoré, solo per citarne alcuni.   

Tuttavia i suoi mondi non si fermano qui.

Da qualche tempo, infatti, il suo interesse si è orientato verso la musica classica contemporanea, con la pubblicazione di due album, tra cui il recente Lacinia, entrambi usciti per la prestigiosa   casa discografica milanese  Die Schachtel, da anni capofila della riscoperta del patrimonio italiano di musica d’arte e sperimentale, oltre che della proposta di nuovi autori ed esperienze sonore del contemporaneo.  Lacinia rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’enorme talento multiforme di Stefano Pilia, che sarà in concerto giovedì 29 gennaio allo spazio GADA a Firenze per l’appuntamento ZERO della nuova rassegna OMEOSTASI (organismi interni autoregolati).

Per l’occasione l’abbiamo raggiunto per fargli qualche domanda.

Bentrovato Stefano, le composizioni di Lacinia rappresentano un seguito naturale al precedente lavoro Spiralis Aura . Come sono nate?

Bentrovati a voi. Sono nate, così come scrivi, in continuità con il metodo e l’approccio iniziato con il precedente Spiralis Aurea. Rappresentano un secondo capitolo di un corpus più grande sul quale sto ancora continuando a lavorare.  Sono delle geometrie tonali, dei percorsi armonici articolati da principi di simmetria, di ricorsività e di logos numerici.

Non si tratta solo principi matematici astratti, ma anche forme del pensiero logico che descrivono processi presenti in natura, ad esempio la spirale aurea o certe curve frattali, all’orizzonte e verso un limite infinito, anche un certo equilibrio tra ordine e caos.

In qualche modo è anche musica che nella sua precisione formale presenta sempre un conflitto e una tensione intrinseca e latente.

In che modo la descriveresti?

È una musica che descriverei come contemplativa, non intesa però come azione di passivo e consolatorio relax, piuttosto come esperienza sonora che richiede una particolare attenzione e partecipazione nell’atto dell’ascolto.

È musica che chiama alla presenza e all’attenzione del corpo, del cuore e della mente e, in qualche modo, anche al suo mistero.

Mi incuriosisce approfondire il processo creativo dietro questo ciclo di composizioni. Anche perché, perdona l’ingenuità, ho imparato a conoscerti e ad apprezzarti in contesti più rock, decisamente lontani da questo. Qui la chitarra perde la sua centralità, dal punto di vista della scrittura cosa cambia?

Cambia molto: comporre attraverso la chitarra è sempre stato per me legato all’esperienza tattile e diretta delle possibilità sonore – classiche o non – del suono dello strumento, ma anche della sua storia e letteratura.  La natura dello strumento e la mia relazione con esso sono quindi determinanti, come una forma a priori ineludibile.

I brani di Spiralis Aurea e di Lacinia sono nati invece prima di tutto in astratto, come principio formale, poi come forma di scrittura, e poi infine incarnati in una possibilità sonora attraverso possibilità di ensemble e strumentazioni. Ma esistono, prima di ogni possibile incarnazione e manifestazione, in astratto.

Nel tuo percorso artistico ti sei confrontato con una straordinaria varietà di linguaggi. Ci sono state esperienze che ti hanno segnato in modo particolare?

Direi tutte: ogni cosa ha portato qualcosa e si è anche portata via qualcosa.

Veniamo alla domanda ricorrente: sei in fissa con qualche musicista o band ultimamente?

Da diversi anni ormai mi sento molto attratto dalla musica vocale, e in generale da musiche che indagano possibili modalità e intonazione attraverso il numero. Sono tornato ad ascoltare tanti padri del minimalismo come Arnold Dreyblatt, La Monte Young, Tony Conrad, Giusto Pio, o anche compositrici più recenti come Catherine Lamb e Cassandra Miller. Tra gli ensemble che più ho ascoltato in questi anni ci sono sicuramente Graindelavoix.

Come sarà portato il disco dal vivo?

È riadattato per chitarra ed elettronica, ma non saranno solo queste composizioni ad essere presentate. Le composizioni stesse sono inserite in una cornice più ampia dove oltre all’ ”ordine” di questi brani è messo in atto anche il “caos” attraverso parti improvvisative ed elettroacustiche.

È un concerto di musica elettroacustica che cerca di mettere in scena una possibile drammaturgia tra logos e caos.

 

Stefano Pilia live per OMEOSTASI 29 gennaio 2026 GADA, Via dei Macci, 11 – Firenze

Ingresso 10 euro + tessera GADA (5 euro)

 

foto di copertina: di Matilde Piazzi