Storie

La “magia” del Natale. Come Harry Potter è diventato il film delle feste

By Fabio Ciancone

November 28, 2025

La Warner Bros ha amplificato e usato in maniera strumentale alcuni piccoli elementi della storia e ora i romanzi sono diventati tradizione.

Da spocchioso studente di lettere quale sono stato, la saga di Harry Potter ha sempre rappresentato un prodotto letterario da guardare di sbieco, con diffidenza e un po’ di disprezzo. Eppure Harry Potter ha tormentato tutte le persone nate a cavallo tra la tarda epoca dei millennial e la primissima GenZ. La colonna sonora si riproduce nelle nostre teste ogni anno come un jingle pubblicitario tossico. Avevo appena iniziato le scuole medie che già i potterhead portavano al collo il simbolo paramassonico del triangolo con dentro iscritti un cerchio e una bacchetta e su Facebook un sacco di gente condivideva i post della pagina Balbettante bambocciona banda di babbuini. Per anni il mito è cresciuto, ma è stato nel 2012 che qualcosa nell’immaginario attorno alla saga è cambiato. 

Quell’anno, Sky decide di inserire nel palinsesto del canale “Sky Cinema Christmas” tutti i film della saga, che si era conclusa al cinema l’anno precedente. Tra il 2018 e il 2020, anche Mediaset consolida la relazione tra Harry Potter e il natale, avviando una serie di maratone che iniziano tra fine ottobre e metà novembre e arrivano fino ai giorni delle feste. Voldemort viene sconfitto mentre nasce Cristo, anche simbolicamente l’accostamento tiene. 

Colossi come la Disney e Warner Bros, proprietaria dei diritti televisivi della saga di J.K. Rowling, hanno abituato il pubblico a reboot, prequel, sequel e prodotti paralleli di tutti i tipi. Harry Potter – e Rowling – si continuano a nutrire di storytelling transmediali, media franchise e costante rimediazione tra formati diversi. Per una combinazione di fattori culturali, editoriali e industriali, Harry Potter è diventato un prodotto natalizio

Nei romanzi il Natale è un elemento ricorrente, ma nei film il tema è stato amplificato: Hogwarts innevata, grandi sale addobbate, luci calde, maglioni fatti a mano, atmosfere da racconto di formazione. La Warner Bros ha intuito che quelle scene evocavano un immaginario già vicino alla tradizione natalizia anglosassone. Con la serializzazione cinematografica, quell’estetica è diventata un codice visivo familiare, facilmente attivabile ogni anno. La ripetizione ha creato un’abitudine culturale: vedere Harry Potter a Natale è diventato “normale”, poi “tradizionale”, infine rituale. 

Le grandi saghe funzionano per estensione dell’universo narrativo: ogni occasione dell’anno diventa uno spazio commerciale. Il Natale è il più redditizio. Così sono nati calendari dell’avvento a tema, maglioni natalizi di Hogwarts, collezioni invernali, decorazioni, edizioni speciali dei libri, set Lego seasonal, eventi nei parchi a tema. Il brand viene presentato come parte dell’atmosfera festiva, e il pubblico lo interiorizza. Ogni dicembre le case editrici mettono a posto il fatturato.

Harry Potter è diventato un classico contemporaneo del cosiddetto comfort fantasy: una storia che unisce avventura, amicizia, casa, ritorno a un luogo protetto come Hogwarts. Durante il periodo natalizio cresce il bisogno di narrazioni consolatorie o familiari e la saga risponde perfettamente a quella funzione emotiva. La nostalgia è un ponte ideale tra il consumo culturale e il calendario delle feste. Nel 2026 uscirà al cinema un nuovo reboot: pronti a rinnovare la magia del natale?