Il 25 novembre 2025, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ha inaugurato ECA SREN TVA, un percorso dedicato all’immaginario femminile etrusco attraverso la rilettura di Luchadora (nome d’arte di Alessandra Marinelli). Una mostra inserita all’interno dell’Eredità delle Donne Off che riflette sull’identità femminile attraverso le potenti illustrazioni della visual artist toscana. A presentare il progetto sono stati i curatori Daniele Federico Maras e Giulia Basilissi, rispettivamente Direttore e Restauratrice del Museo. In questa occasione abbiamo potuto visitare il nuovo allestimento della Sala della Chimera e ascoltare il racconto di Luchadora sul lavoro esposto e ciò che l’immagine mostra.
Valorizzazione della collezione e comunicazione contemporanea attraverso i canali social
L’idea è nata come un nuovo progetto comunicativo del Museo Archeologico per arrivare al grande pubblico e alle nuove generazioni: una rubrica social sviluppata da Luchadora in collaborazione con le curatrici e restauratrici per reinterpretare con un linguaggio contemporaneo i temi e le opere della collezione. La mostra presenta per la prima volta i poster e le illustrazioni in dialogo con i manufatti originali che li hanno ispirati: il risultato restituisce voce, forza e complessità alle antiche donne rappresentate. Le opere sono state stampate da Elettra Officine Grafiche e allestite nella suggestiva Sala del Sarcofago delle Amazzoni.
La riappropriazione del corpo e dell’autodeterminazione femminile
Rileggere il patrimonio etrusco attraverso un filtro contemporaneo per poterlo comunicare a un nuovo pubblico è l’obiettivo di questo itinerario ma Luchadora ci ha spiegato di aver sviluppato l’interesse per questa cultura molto tempo fa «spinta dalla curiosità e dal piacere personale». Attraverso un vero e proprio gran tour nei siti archeologici della Toscana, ha osservato quanto fosse rilevante la figura della donna in quel contesto e come gli Etruschi offrissero una rappresentazione femminile straordinariamente avanzata e complessa. Le illustrazioni di Luchadora ricuciono frammenti di un immaginario antico, restituendo alle icone una compostezza capace ancora oggi di trasmettere forza, libertà e autodeterminazione. Non a caso il poster dedicato al 25 novembre ruota intorno al tema degli ex voto anatomici: «Ho voluto cambiare prospettiva, non più quella della gratitudine per il dono ricevuto, ma della riappropriazione della grazia del proprio corpo. Tenere insieme i pezzi per gridare: il corpo è mio! ».

Corpi, simboli e memorie: le opere scelte da Luchadora per il suo viaggio nel femminile etrusco
L’esposizione, pensata come un attraversamento per immagini, costruisce un racconto unitario fatto di gesti, forme e simboli che ruotano intorno alla rappresentazione del femminile. La selezione delle opere segue un filo preciso che va dalle scene di vita quotidiana alle figure mitiche, dalle dee primordiali ai corpi votivi, per arrivare fino al simbolo stesso del Museo: la Chimera. La prima opera è dedicata all’hydria, il vaso d’acqua che raffigura due donne che si recano al fiume: “Ne ho amato la geometria, l’equilibrio cromatico, il modo in cui i corpi si inserivano nello spazio e da qui è nato la volontà di omaggiare la quotidianità femminile con un tratto moderno, morbido e vibrante“. Segue il duello tra Achille e Pentesilea in cui l’artista parte dal frammento etrusco che ritrae la regina delle Amazzoni in un attimo sospeso in cui la morte non è ancora arrivata per omaggiare coraggio e dignità. Pentesilea, con volto sereno e distaccato, si scaglia contro Achille brandendo la spada insanguinata e rappresenta una donna fiera, consapevole del proprio destino eppure protesa in avanti. Luchadora interpreta poi la Dea della Fecondità in due versioni complementari: una rossa, primordiale, vicina al simbolismo originario legato al ciclo femminile e alla terra e l’altra verde, più realistica, in stretto dialogo con l’originale. Questa doppia rappresentazione permette di riflettere sulle molte stratificazioni di significato che si depositano nel tempo. La Mater Matuta, la cui statua funeraria originale si trova in un’altra sala, è raffigurata da Luchadora con una delicatezza che rimanda alle forme della pietra: il colore, le curve e la postura sono reinterpretati restando fedeli all’eleganza ieratica della scultura antica ma traducendosi in un segno intimo e moderno.
La Sala del Sarcofago delle Amazzoni: una lotta che parte da lontano e che ispira il presente
«Esporre in questa sala è un grande onore per me e durante l’allestimento ho percepito una grande forza emergere dalla lunga storia di resistenza femminile: questa stanza con i suoi reperti ci ricorda che combattiamo da molto tempo e che dobbiamo continuare a farlo. Il dialogo con l’arte del passato per me è appena iniziato e sento che il patrimonio antico può offrire molte storie da riscoprire e reinterpretare in chiave contemporanea». Soffermarsi a riflettere davanti a queste opere permette infatti di percepire il respiro delle Amazzoni e il potere iconico delle donne etrusche.
La poetica di Luchadora fatta di libertà, energia e forza espressiva: un inno alle guerriere sudamericane
Il nome “Luchadora” non è casuale: l’artista lo ha scelto ispirandosi alle guerriere del wrestling sudamericano, donne libere, colorate e forti che combattono con ironia e coraggio. È un universo che rispecchia perfettamente la sua poetica fatta di forme morbide, energia e libertà espressiva. Negli ultimi anni la visual artist ha collaborato con alcune delle realtà culturali più vive della scena italiana. Con Lungarno lavora dal 2017: tre copertine, una campagna pubblicitaria entrata nell’immaginario cittadino e, nel 2019, un’illustrazione al mese che ha accompagnato i lettori lungo tutto l’anno. Nel 2023 ha firmato l’immagine degli Amici di Palazzo Strozzi, trasformando il celebre palazzo in una sorta di “casa degli artisti”, leggera e accogliente, attraversata da una nuvola che racconta tutto ciò che l’arte sprigiona al suo interno. Accanto a queste esperienze più istituzionali, il suo percorso si è intrecciato con festival, riviste, collettivi e gallerie indipendenti — da Errratum a Copula Mundi, da Lo Studiolo Gallery al Cicirì Festival — che le hanno permesso di sperimentare linguaggi, formati e immaginari diversi.
L’illustrazione della Chimera e il nuovo allestimento dell’opera
Luchadora ha realizzato un’unica opera che esula dal tema prettamente femminile ma che rappresenta il simbolo del museo: la Chimera, opera di cui Luchadora ha celebrato l’energia e la natura imprevedibile. La creatura il cui corpo plurale e ibrido diventa metafora di una forza che nasce dall’unione di elementi distinti è dunque un modo per riconoscere l’identità stratificata della collezione e della femminilità stessa, capace di contenere metamorfosi e potenza. Durante l’inaugurazione il Direttore, Daniele Maras, ha guidato il pubblico nella Sala della Chimera appena riaperta con un allestimento completamente rinnovato che restituisce al celebre bronzo etrusco un ruolo centrale e monumentale. La Chimera d’Arezzo — capolavoro del III secolo a.C., simbolo del Museo e della tradizione medicea fin dal suo ritrovamento nel 1553 — è ora collocata su una base circolare progettata dallo studio Guicciardini & Magni, al centro di uno spazio concepito come un piccolo teatro: panche disposte in cerchio, un tendaggio scenografico che evoca un sipario e un’illuminazione calibrata che modella la superficie del bronzo con chiaroscuri intensi e proietta sulla parete l’ombra ingigantita della creatura. L’intervento include anche una vetrina sospesa con tre bronzetti votivi provenienti dallo stesso contesto di ritrovamento. L’insieme offre un’esperienza contemplativa e immersiva al tempo stesso: un luogo in cui la Chimera, “una singola creatura con la potenza di tre belve”, torna a raccontare la storia dell’Etruria e della Firenze medicea con un linguaggio avvolgente e profondamente evocativo.
Info: L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino a lunedì 9 marzo 2026
CONTATTI: Via della Colonna, 38 – 50122 Firenze
Telefono: +39 055 23575 +39 055 294883
Email: drm-tos.musarchnaz-fi@cultura.gov.it
