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Carlo Adolfo Schlatter. Artista dello spirito

Firenze dedica un grande omaggio a Carlo Adolfo Schlatter, figura singolare e ancora poco conosciuta del panorama culturale fiorentino fra Otto e Novecento. Pittore, scrittore, teorico e studioso di filosofia e teosofia, Schlatter attraversa la vita artistica cittadina mantenendo un profilo appartato ma densissimo, legato più alla ricerca interiore che ai salotti o alle correnti della sua epoca.
La mostra, ospitata nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi e curata da Anna Mazzanti con il coordinamento scientifico di Valentina Zucchi, è promossa dalla Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E in collaborazione con Casa Museo Schlatter, Scuola del Design del Politecnico di Milano e Gabinetto Vieusseux.

Formazione, contesto e nascita di un percorso spirituale

Nato nel 1873, Schlatter si forma alla Scuola del Nudo e frequenta gli insegnamenti di Ciaranfi e Ussi, in un periodo in cui l’ambiente fiorentino è animato da un crescente interesse per la spiritualità e da un diffuso senso di distanza dal pensiero positivista.
Il passaggio decisivo avviene alla fine dell’Ottocento, quando Schlatter aderisce alla teosofia: non un semplice interesse teorico, ma un orientamento determinante per tutta la sua produzione successiva.
La pittura, inizialmente legata al realismo di gusto macchiaiolo, si trasforma in un linguaggio idealista, carico di simboli, colori evocativi e riferimenti filosofici. L’artista fa dialogare natura e pensiero, dimensione visibile e invisibile, costruendo una visione personale che non ha equivalenti nel panorama locale.

Ritratti e sentimenti

Il viaggio espositivo inizia con un’introduzione personale e profonda: l’autoritratto trentenne e il ritratto di Emma Moni, la moglie. Emma rappresenta per Schlatter non soltanto un legame affettivo, ma una presenza fondante nel suo immaginario. Dopo la sua morte, la teosofia diviene per l’artista un modo per mantenere un dialogo spirituale con lei, ed è in questo periodo che la sua espressione pittorica assume un carattere sempre più simbolico, come se ogni immagine cercasse di afferrare qualcosa che oltrepassa la forma.

Paesaggi come specchi interiori

La sezione dedicata ai paesaggi è tra le più rivelatrici. Le vedute non descrivono più un luogo reale, ma diventano spazi interiori, strumenti di contemplazione e meditazione.
Per Schlatter, la natura è un mezzo per evocare l’elevazione dell’anima: montagne, boschi e cieli parlano un linguaggio che allude allo Spirito Infinito.
Le marine, con l’orizzonte sospeso tra acqua e cielo, assumono un valore esoterico. Il mare è metafora del flusso di coscienza, del passaggio dal mondo materiale all’immaginazione, di un movimento continuo verso l’assoluto.

Tra luce e simbolo: la sezione dei Contrasti

Le opere riunite sotto il titolo Contrasti mostrano quanto Schlatter fosse attento alle teorie cromatiche teosofiche e simboliste. Il colore non è mai decorazione: è significato.
La luce calda—solare, dorata, accesa—rimanda alla conoscenza, all’essenza superiore, al fuoco dell’intuizione spirituale. Le tonalità fredde, invece, aprono uno spazio mentale in cui l’artista sembra misurarsi con l’infinito, la vastità dell’universo, la relazione fragile e immensa tra il sé e il cosmo. 76tr5gQuesta dualità costruisce un linguaggio visivo che riflette perfettamente la sua posizione di artista-filosofo.

Il simbolismo come approdo

Nel percorso dedicato al Simbolismo, Schlatter raggiunge la piena consapevolezza stilistica. Le sue opere diventano vere meditazioni visive: luci, forme e colori si organizzano come forze cosmiche, principi metafisici che rimandano direttamente alle dottrine teosofiche.
Qui il rapporto con la contemporaneità è evidente: se artisti come Kandinsky, Mondrian o Hilma af Klint trovano nella teosofia uno stimolo per l’astrazione, Schlatter compie un movimento inverso. Come sottolinea la curatrice Anna Mazzanti, sono i pensieri teosofici stessi a generare il suo immaginario visivo, trasformandolo in un “teosofo-artista”.

foto: Antonello Serino

Libri unici: manoscritti, incisioni e meditazione

Una sezione intera è dedicata ai manoscritti e ai libri a stampa dell’artista, alcuni realizzati a mano in copia unica, altri illustrati con xilografie, linoleumgrafie e le sue “monolinotipie”.
In questi volumi, pittura e parola sono inseparabili: l’immagine diventa un simbolo rituale, un aiuto alla concentrazione, un ponte verso l’interiorità.
Per Schlatter, la scrittura è un gesto spirituale tanto quanto la pittura; insieme, rappresentano due linguaggi che cercano lo stesso fine: indicare ciò che non si vede, condurre oltre il mondo sensibile.

Lo studio ricostruito

Uno dei momenti più suggestivi della mostra è la ricostruzione dell’Atelier, basata su una fotografia storica dello studio in Viale dei Mille. L’allestimento ripropone oggetti autentici, mobili, strumenti di lavoro e alcune opere presenti nello scatto.
Fra queste spicca Il cimitero di Portovenere, luogo simbolicamente caro all’artista e tema ricorrente nella sua pittura: un ambiente dove memoria, spiritualità e paesaggio si sovrappongono.

Il testamento spirituale

L’ultima sala ospita il Testamento spirituale, una videoinstallazione interpretata dall’attore Amerigo Fontani che dà voce alle parole finali dell’artista. È una conclusione intensa, che restituisce lo spirito con cui Schlatter ha attraversato la vita: un invito alla luce, alla rinascita, alla ricerca etica e spirituale.

Documenti d’archivio al Gabinetto Vieusseux

A completamento della mostra, una sezione allestita all’Archivio Contemporaneo A. Bonsanti del Gabinetto Vieusseux presenta una selezione di fotografie, schizzi, menabò e il testamento originale provenienti dal Fondo Schlatter donato dagli eredi nel 2015.
La piccola esposizione, curata da Mazzanti insieme all’Archivio e con la collaborazione delle allieve del Politecnico di Milano, permette di avvicinarsi ai materiali più intimi della sua vita artistica.

Un ritorno significativo

Resa possibile grazie al sostegno della Società Teosofica Italiana APS e di Pietre di Rapolano, la mostra rappresenta un momento storico: per la prima volta dopo la sua morte, le opere di Schlatter tornano esposte in modo così completo.
Un tributo che riconsegna alla città un artista che ha creduto nella forza delle idee, nella ricerca dell’essenza e in una spiritualità capace di parlare anche al presente.

 

Carlo Adolfo Schlatter. Artista dello spirito

Palazzo Medici Riccardi, Firenze — 27 novembre 2025 / 22 febbraio 2026
https://www.palazzomediciriccardi.it/mostra/carlo-adolfo-schlatter/

 

 

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