Una riflessione aperta sull’antispecismo all’Ornitorinco
La libreria L’Ornitorinco è un crocevia di idee, incontri e dibattiti culturali mirati a mettere in crisi le convenzioni e promuovere il rispetto reciproco, la cura e l’autodeterminazione di ogni individualità . La rassegna Altricorpi si inserisce in questo solco.
Il 12 e 13 aprile 2025 a Firenze sarà un weekend in cui etica, letteratura, teatro e cucina si fonderanno per esplorare la tematica antispecista da un punto di vista intersezionale. Tra libri, spettacoli, performance immersive e assaggi vegani, si getteranno semi per scuotere certezze e aprire il dibattito su temi che non riguardano solo gli animali, ma tutta la società. Ne abbiamo parlato con Elisa Gavazzi e Stefano Venturini, che hanno curato la rassegna, e con Lilith Gianelle, libraia e anima pulsante dell’Ornitorinco.
Elisa, un festival antispecista che riesce a far dialogare femminismo, classismo e abilismo. Come si collegano tra loro tutti gli eventi?
«Il filo conduttore della rassegna è il concetto di corpo: non solo nella sua dimensione fisica, ma come soggettività politica. L’antispecismo infatti si intreccia con altre forme di oppressione, come il sessismo, il classismo e l’abilismo. Parliamo di come i corpi – umani e non – vengano disciplinati, sfruttati e riescano in alcuni casi a liberarsi».
Quali saranno i principali appuntamenti della rassegna?
«Verrà presentato I canti della nazione gorilla, di Dawn Prince-Hughes (Edizioni degli animali), libro incentrato sul percorso di una ricercatrice che rilegge tutta la propria vita e il suo rapporto con gli animali alla luce di una diagnosi di autismo. È un testo che lega antispecismo e neurodivergenza portando il concetto di “gabbia” oltre il suo significato più ovvio; lo spettacolo Tutte le figlie di Madama Dorè della compagnia Seminanti metterà in scena la ribellione dei corpi oppressi e l’installazione Disequitiamoci di Egon Botteghi sfiderà gli stereotipi di genere e di classe legati all’equitazione, facendo toccare con mano agli spettatori gli strumenti di coercizione dei centri equestri. Egon è un ex addestratore di cavalli che ha rivoluzionato la sua vita trasformando il suo maneggio in un rifugio antispecista».
Che tipo di coinvolgimento avete pensato per il pubblico? Quale ruolo avrà il cibo?
«Questa rassegna mira ad avvicinarsi anche a chi non ha mai affrontato l’argomento dimostrando le connessioni tra le varie lotte per i diritti. Anche la presentazione del libro Zanne, una raccolta di storie di animali “ribelli”, sarà l’occasione per riflettere su come interpretare gli atti di ribellione, sia nel mondo animale che in quello umano. All’interno della Rassegna Altricorpi_antispecismi e (de)costruzione dello sguardo il cibo giocherà un ruolo fondamentale come strumento di narrazione: aperitivi e merende saranno preparati da Alchemia vegetale (ristorante vegano di Pontassieve) e Ippoasi, rifugio per animali sottratti a situazioni di abuso e violenza sistemica. Vogliamo far “assaggiare” al pubblico che la cucina vegana non è solo un atto politico, ma anche un’ottima esperienza sensoriale. Spesso si pensa che un’alimentazione etica sia sinonimo di rinuncia, invece può essere invitante, creativa e accessibile a tutti».
Lilith, questo evento vuole lasciare il segno, cosa sperate per il futuro?
«Vorremmo che questofosse un punto di partenza per far sì che l’antispecismo diventasse un argomento di discussione aperto e inclusivo, con una comunità che non imponga dogmatismi ma innesti riflessioni profonde».
altricorpi – antispecismi e (de)costruzione dello sguardo 12-13 aprile – Libreria L’ornitorinco, Via di Camaldoli 10r