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Così vicino, così lontano, il cinema di Asghar Farhadi

Autore: Manfred Werner | Ringraziamenti: Manfred Werner Copyright: Manfred Werner (GNU-FDL and Creative Commons attribution 3.0)

Istituzione storica, dal 1966 ha caratterizzato la vita culturale estiva fiorentina dando al pubblico l’opportunità di incontrare e conoscere i più grandi cineasti del mondo che, all’interno di una location suggestiva come il Teatro Romano di Fiesole, si sono sempre raccontati con entusiasmo e generosità.

Da due anni sotto la direzione di Massimo Tria, il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema andrà quest’anno al regista e sceneggiatore iraniano Asghar Farhadi. Due volte premio Oscar per il miglior film straniero per “Una separazione” (2012) e “Il cliente”(2016) il regista, nato in Iran nel 1972, sarà il primo autore non occidentale a ricevere, il 16 luglio, il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema.

Il cinema occidentale ha perso la sua centralità e oggi, come mai prima, dobbiamo guardare il più lontano possibile. Il cinema di Asghar Farhadi è emblematico perché è sì geograficamente distante, ma anche molto vicino. La società iraniana è profondamente complessa, con diverse contraddizioni che ci affascinano tantissimo e Farhadi ce l’ha resa familiare. Certo, nei suoi film lui racconta cosa accade lì, ma sono situazioni umane comuni a qualunque altra parte del mondo.

Questa è la vera forza di un cinema universale. Come successe col cinema italiano del dopoguerra: si parlava dell’Italia ma con un respiro più ampio”, racconta il coordinatore del Gruppo Toscano del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani Marco Luceri.Il perno delle sue storie è sempre il nucleo familiare: i rapporti interpersonali sono analizzati in interni ed è sempre presente un forte valore morale. I suoi personaggi si trovano in situazioni nelle quali sono chiamati a prendere decisioni difficili, decisioni che non influiranno solo sulle loro vite ma anche su quelle di chi sta loro accanto. È un cinema collettivo dove una singola azione, anche inconsapevole, finisce per influenzare quelle di tutti gli altri. Questo aspetto lo si rintraccia anche nei due film girati in Europa, “Il passato” (2013) e “Tutti lo sanno” (2014). Forse è proprio per questo che il suo cinema ci parla più di quanto non faccia quello di altri autori stranieri. Si è creata una certa familiarità anche per il fatto di aver spesso lavorato con lo stesso gruppo di attori (Peyman Moaadi, Taraneh Alidoost, Babak Karimi, Shahab Hosseini) che il pubblico ha visto in differenti contesti. Un cinema intimo e personale, fatto di lunghi primi piani che necessitano di una profonda fiducia e alchimia tra un regista e i suoi interpreti”.

Tra gli appuntamenti in città che celebreranno la presenza di Asghar Farhadi, oltre alla serata di sabato 16 luglio in cui, insieme all’incontro col pubblico a partire dalle 20.45 e alla premiazione sarà presentata la monografia sul regista curata da Simone Emiliani con i contributi dei critici del Gruppo Toscano del Sindacato Nazionale, ci saranno a luglio le proiezioni dei film “Il passato” sabato 2, “Il cliente” sabato 9 alla rassegna Apriti Cinema agli Uffizi e ad agosto quelle didi “Un eroe” (domenica 7) agosto e “Tutti lo sanno” (domenica 14) al Teatro Romano di Fiesole. La sera del 16 luglio dopo la cerimonia di premiazione sarà invece la volta di “Una separazione”.

 

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Autore: Manfred Werner
Ringraziamenti: Manfred Werner
Copyright: Manfred Werner (GNU-FDL and Creative Commons attribution 3.0)
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