Storie

Missive selvatiche: doni inaspettati nella cassetta delle lettere

By Martina Vincenzoni

March 30, 2021

La cassetta delle lettere non ha mai perso il suo fascino, nonostante la crescita di comunicazioni telematiche abbia causato la quasi esclusiva presenza di menù di pizzerie da asporto e volantini con vacue promesse immobiliari. Un’idea interessante per variare questo pattern è quella delle Missive Selvatiche: se siete fortunati, vi può capitare di ricevere in regalo del tutto casuale un pacchetto che contiene tre opere d’arte donate dai rispettivi autori. Fotografie, illustrazioni, poesie, collage… 

L’idea è di Pamela Maddaleno e Alessia Castellano e risale alle scorse feste natalizie; attualmente è in corso una seconda edizione curata insieme a Margherita Nuti: “È un progetto di resistenza artistica, nato dall’esigenza di un gruppo di artisti di condividere il proprio lavoro in un momento di forte disagio”. 

Arte e pubblico sono infatti forzatamente separati da tempo e l’idea di raggiungere le persone nelle loro case vuole ridare dignità anche all’esperienza fisica dell’arte. Più di 50 artisti stanno spontaneamente raggiungendo, con le loro opere, le città di Prato, Pistoia, Firenze, Roma, Bologna e Torino, e l’elenco è in costante espansione. 

In un momento in cui la società agisce in base al principio per cui l’arte sarebbe un bene non essenziale, la prima dimensione da sacrificare, “noi vogliamo porre delle domande: cosa accade se un’opera si trova in un luogo dove non si suppone dovrebbe essere? Cosa accade se si riceve un regalo che non è stato richiesto? E cosa accade se un artista mette la propria opera nelle mani del caso, se non si sa più chi sono i fruitori e non si è più certi di ricevere un riscontro da questi ultimi? Sono domande alle quali non abbiamo risposta ma che riteniamo giusto farsi in un momento in cui si può finalmente rimettere tutto in discussione”.

La reazione più comune è lo stupore rispetto alla gratuità del dono. Un modo gentile ma diretto per ricordare il ruolo degli artisti nella società e chiederci: a quanto ancora siamo disposti a rinunciare?