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LA PIRA, PRIMICERIO E NARDELLA: LA CRISI DI FIRENZE ATTRAVERSO TRE GENERAZIONI DI SINDACI

di Daniel C. Meyer

Un piano per la casa ribattezzato “La Pira 2.0” che sarà “molto ambizioso”: è questo l’annuncio fatto dal Sindaco di Firenze Dario Nardella nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto “Firenze Rinasce”, la piattaforma di riforme con cui il Primo Cittadino vuole guidare la riscossa della città, dopo la gravissima crisi innescata dalle conseguenze del Covid-19, che ha colpito Firenze al cuore della sua economia.

Il riferimento a Giorgio La Pira, che ha guidato Firenze tra il 1951 e il 1965, non è casuale: più volte Nardella ha detto di ispirarsi  al “Sindaco Santo” che ha accompagnato Firenze fuori dalle macerie del Dopoguerra, traghettandola verso il boom economico. 

Così come è significativa la dedica del piano per la casa: nel corso del mandato di La Pira la città si trasforma profondamente, con la ricostruzione dei ponti distrutti dalla guerra, la nascita di nuovi quartieri come l’Isolotto e la costruzione di alloggi popolari; tra i suoi provvedimenti si ricorda anche la requisizione temporanea delle seconde case dei cittadini più abbienti per dare alloggio alle famiglie fiorentine più bisognose, impossibilitate a pagare l’affitto.

Un episodio che fece scalpore all’epoca e che Mario Primicerio, già Sindaco di Firenze dal 1995 al 1999 e oggi Presidente della Fondazione Giorgio La Pira, commenta facendo un impietoso paragone con la politica attuale: “Oggi viviamo un’emergenza, e dobbiamo essere pronti anche ad azioni che apparentemente possono sembrare impopolari. Ma la politica ha rinunciato a guidare i cittadini e non ha più il coraggio di costruire alternative; vive solo per la ricerca del consenso, cercando di solleticare la pancia degli elettori e individuando sempre nuove paure e nemici per alimentarlo. E, cosa ancora peggiore, è la stessa politica a promuovere la più totale sfiducia nella politica”.

Classe 1940, nella sua vita l’ex Sindaco ha già visto più volte la città in ginocchio, dalle macerie del dopoguerra fino all’alluvione del 1966. Firenze ha sempre saputo riprendersi in passato, ma questa volta forse è diversa: “È difficile dire se ce la faremo, perché questa è una sfida davvero impegnativa. Siamo riusciti a superare le grandi tragedie che hanno colpito Firenze perché ne siamo usciti insieme, proprio come auspicava Don Milani quando diceva: «Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia». Ma oggi forse ci manca proprio questo: non abbiamo quella forza e quello spirito di coesione che ci hanno supportato in passato. La paura di perdere i nostri privilegi e le nostre comodità è più forte della speranza di lavorare per un mondo migliore, e quindi abbiamo perso la voglia di ricostruire assieme la nostra polis; non c’è più fiducia nella politica, e ognuno tende a cercare di uscire dai problemi da solo. Ma, paradossalmente, questa tragedia ci ha insegnato che abbiamo bisogno gli uni degli altri”.

Un momento non facile quindi per il successore di Primicerio, l’attuale sindaco Dario Nardella, che pure gode della sua stima: “Mi fa piacere che Nardella abbia citato La Pira nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto Firenze Rinasce, cosa che tra l’altro fa molto spesso. Nardella è una persona molto attenta ai cittadini, e può costruire una politica che risponda davvero alle loro esigenze. La Pira si domandava sempre: «Chi è la povera gente oggi? E quali sono le sue attese?». Ecco, se la politica saprà rispondere a queste domande, e affrontare i veri problemi senza nasconderli, forse potremo farcela. Dobbiamo cercare di trovare il positivo in questa situazione così difficile, e approfittare di questo shock per ripensare il nostro modello di sviluppo: non so se ‘un altro mondo è possibile’, come si diceva una volta, ma sicuramente possiamo dire che abbiamo capito che un mondo così è impossibile. Firenze ha bisogno di un New Deal, e forse è il luogo migliore per farlo: nessuna città più di lei ha diritto a lanciare un nuovo Umanesimo”.

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