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APPUNTAMENTI AL SUPERMERCATO

“18:30 Conad?”. La proposta appare via Whatsapp e il telefono si illumina di risposte. È quello che sta accadendo in molti gruppi di amici che con l’inaccessibilità di piazze, pub e altri luoghi della socialità sono costretti a ripiegare sulle lunghe code di attesa dei supermercati. L’unica occasione disponibile, almeno per quelli che vivono nella stessa zona. Tolta dunque la divisa da smartworking e indossati degli abiti veri, all’ora prestabilita si avventurano per le desolate strade, un po’ per le necessità della dispensa, un po’ di più per rivedersi. Davanti alla fila di carrelli temporeggiano cercando la moneta perfetta aspettando l’arrivo degli amici. Quella che si prospera come una cosa chilometrica ormai non sorprende più, ma per fortuna a meravigliare basta l’incontro riuscito dopo settimane di sms e videochiamate. 

Furtivamente partono cenni come a dire “sì, ti ho visto” ma che “no, non ci possiamo avvicinare troppo, mettiamoci in coda”. Sistemati uno a un metro dall’altro partono le domande di circostanza, i racconti sulle difficoltà lavorative, le litigate col partner, ci si sfotte per lo sfondo mostrato nell’ultima videochiamata collettiva. Superati i tornelli, ognuno per sé. 

C’è una lunga lista da spuntare. Tra la corsia delle colazioni e quella dei banchi frigo avviene talvolta l’incontro fortuito con un conoscente con cui, al massimo, scambiare un colpetto coi carrelli e azzardare una battuta fugace. 

La disperazione per gli scaffali di farina e lievito vuoti viene presto sostituita dal conforto: la pizza si può sempre ordinare a domicilio. Arrivati alle casse c’è il tacito accordo di fingere di non conoscersi ma una volta varcate le porte scorrevoli ci si sente subito un po’ meno in colpa per quello strano appuntamento dato così, sul limite delle regole.

Persino gli incontri su Tinder si stanno indirizzando verso i supermercati: “Vediamoci al reparto vini. Più romantico”. Certo, il range di conoscenze si riduce drasticamente, ma i tempi richiedono un grande spirito di adattamento. E così ha fatto chi solitamente, davanti a quelle porte scorrevoli chiede l’elemosina, organizzandosi con un’asta fissata a un cestino per consentire le donazioni a distanza di sicurezza. Una girandola colorata e la scritta «esprimi un desiderio» per sdrammatizzare il momento. Non so cosa desidererei io, oggi. Un desiderio solo forse non basterebbe. 

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