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Macedonie alla Fintocolta: frutta e giardini di Firenze

di Walter Tripi

La mela di Biancaneve, l’arancia quando è meccanica, i “Tutti Frutti” che da gusto in gelateria dettero l’ispirazione per uno dei rock’n roll più famosi di sempre, oltre mezzo secolo fa.

Di frutta se ne scrive quasi solo d’estate, per elevarne le proprietà salutistiche, dietetiche e un sacco di ulteriori aggettivi di cui non si capisce troppo il significato, ma suonano tanto proficui: antiossidante, abbronzante ed elasticizzante. Poiché però a noi ci garba andare controcorrente, inauguriamo il nuovo anno – in pieno inverno – con la frutta, ma di quella anti radicale (chic) libero, chiarificante per i polmoni e elasticizzante per la mente. 

Da queste parti la frutta è una fissazione da un sacco di tempo, in primis perché ne siamo stati dei grandi coltivatori e, in qualche caso, ne abbiamo pure conservate alcune varietà uniche al mondo: la Pesca Regina di Londa, prodotta al massimo in mille quintali l’anno, ne è un esempio di bontà con la sua polpa profumata e i suoi colori da bimbo a cui il nonno ha fatto assaggiare un dito di vino di troppo.

Se però riprendiamo il percorso del Fintocolto nel Verde fiorentino, allora in questo gennaio la citazione è per Villa della Petraia, prima di tutto. Perché passeggiando tra i giardini ricchi di fiori d’ogni risma e la “Figurina” della Venere del Giambologna a dominare la fontana, si potrebbe mettere i piedi dove un tempo c’erano un giardino dedicato ai soli frutti nani, e uno dal loquace titolo “Fruttiera”.

A breve distanza, il Giardino di Castello è il più antico parco mediceo ed è qui che, nel secolo scorso, un labirinto – ehi, Kubrick, ancora tu? – venne eliminato per espandere i cosiddetti stanzoni degli agrumi. Belli da vedere, buoni da gustare, utili per curare, gli agrumi sono un elemento distintivo dei giardini medicei e se ne trovano un quantitativo di varietà enorme. Tra questi, citiamone uno: la “Bizzarria”, ibrido tra cedro e arancia tutto fiorentino e di recente riscoperto. Bop bopa-a-lu’a whop bam boom.

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