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Il (mio) ragù napoletano


L’autunno è la stagione preferita dai cantanti indie e da chi, come me, non può permettersi di fare l’aragosta – con chiappa – in bellavista su Instagram e non vede l’ora di fanculizzare tutti i vestiti dell’estate scorsa, che quest’anno hai tirato fuori solo per dire “vediamo se per settembre ci rientro!”. E dall’emoticon della pesca è un attimo che ti impadronisci di #hygge (pronunciato “hoo-gah”), l’hashtag che riassume l’autumn feelingè un termine danese di quelli intraducibili, che se fai una ricerca immagini potresti pensare che significhi calzerotti antistupro o sbriciolamento tra le lenzuola. Niente di tutto ciò. Vuol dire senso di comodità, sicurezza, accoglienza e familiarità.

La donna ha capito che l’uomo 2.0, in stagioni meno riproduttive della primavera/estate, non può più essere circuito con push-up viola con ragnetti e cappello da streghetta e allora passa al contrattacco con la tattica diametralmente opposta, ostentando selfie a tema guarda che vita rilassata conduco”, “come mi sbafo di libri e di thè”, come sto bene in sciarpa e mutande”e, non ultimo, ammira quanto (anche io) so diventare una sola cosa con il divano”: il manifesto di Pantofola! No Problem, purché mi accasi con un etero.

E così i colori di ottobre sono un tripudio di 50 sfumature di arancione, delle foglie che cadono, delle zucche ciccione e delle tisane in equilibrio tra le lenzuola.

Ma per chi – come me – è men che mai americano, men che mai danese e ancor meno fiorentino, è un altro arancione a sancire l’arrivo dell’autunno: quello della patacca di ragù napoletano sulla tovaglia. Voi passerete il sabato pomeriggio a cucinare mentre l’uomo 2.0, rincuorato dalla vostra hygge attitude, formerà la sua squadra del Fantacalcio e vi giurerà amore eterno condividendo con voi le sue password Netflix, Amazon Prime, Tim Vision e Mediaset Premium. Due cuori e una coperta, finché il Wi-Fi non ci separi.

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