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URBAN BLACKOUT CONTEST: Semifinali Parte Uno

Sono rimasti in dodici. Alla fine, saranno solo 4. Sono i gruppi rimasti in gara per l’Urban Blackout Contest, che entra nel vivo e si prepara ad aprire le semifinali. Delle magnifiche dodici, dieci sono state selezionate dalla classifica stilata dalla giuria tecnica, due sono state ripescate dal pubblico. E allora carrellata delle band qualificate con tanto di data, per non farvi mancare nulla.

Il 2 Marzo toccherà a Damiano Grazzini & Interno 17, Regno dei Ragni, Disboskator, Tangled. Il 9 Marzo sarà il turno di Haze, Bifolchi, Malinois, Contrada Kaos, mentre il 16 Marzo ci godremo Io Virginia e il Lupo, Black Rising Angels, Zio Vania, Madfringe.

Evitiamo di ripresentarvi le band, perché l’abbiamo già fatto, ma possiamo dirvi almeno come si sono comportate nel corso delle eliminatorie per capire chi sono i favoriti, gli underdog e scovare le sorprese. Partiamo dalle band che saliranno sul palco del Capanno questo Mercoledì.

Damiano Grazzini & Interno 17 sono stati primi (seppur a pari merito con gli Haze) sin dalla seconda eliminatoria con un giudizio complessivo della giuria di 36,5. Tanta presenza live e al pubblico piacciono, un po’ come un Jerry Calà d’annata. Tra i favoriti.

La posizione nella classifica generale del Regno dei Ragni, settimi con 34 punti, non rende l’idea delle loro potenzialità. Non suonavano da due anni e non s’è notato. Per niente. Outsiders.

I Disboskator, ovvero quanto ci piace il trash, sono arrivati noni con 33 punti. Bella potenza dal palco e con la materia in mano ci sanno fare. Sono solo in tre, ma sembrano almeno il triplo. Tutto questo però potrebbe non bastare per la finale. Nella schiera degli underdog.

I Tangled hanno agguantato l’ultimo posto disponibile per entrare in semifinale con 32 punti. Hanno impressionato per la carica e per la buona chimica in perfetto stile crossover: proprio l’anno scorso una band crossover ha stravinto all’Urban da outsider. Ci sono speranze, se si pensa quindi al recente passato. Anche se quest’anno sarà molto più dura.

 

di Andrea Biagioni

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