Storie

Confidenzialmente detto shampoo

By Redazione Lungarno

December 01, 2015

di Tommaso Ciuffoletti

 

Brindare alla vita. Contro l’abominio. Con lo champagne. Brindare alla Francia.

E a quel monaco benedettino francese che lo inventò. Ecco una delle grandi ironie dello champagne, che fa sì che il nome di questo sant’uomo evochi oggi, ovunque nel mondo, più brindisi che preghiere: Dom Pérignon. Altra grande ironia è il fatto che il prode Pérignon trascorse tutta la vita a fare dello champagne un vino senza bollicine. Voleva un bianco che rivaleggiasse con i grandi rossi di Borgogna. Eppure quando morì nel 1715, già si capiva che a conquistare il pubblico sarebbero state proprio le bollicine. Altra grande ironia, se così si può dire, è che il vino da festa per eccellenza è nato in quella terra imbevuta di sangue che gli dà il nome. La regione dello Champagne si trova nel cuore dell’Europa, una pianura circondata da pianure, senza ostacoli fisici a farle scudo. Terra di scorrerie dai tempi degli unni, guerre dei Cento e dei Trent’anni, fino ai drammi del fronte Occidentale della Grande guerra. Il terroir dello champagne è fatto di gesso e sangue, eppure è sinonimo di gioia di vivere in tutto il mondo.

Bernardo Conticelli, 35 anni, consulente di marketing per aziende vinicole e uno splendido sorriso fiorentino è l’ambasciatore dello champagne in Italia per il 2016. Proprio a lui, uno dei maggiori esperti del settore, abbiamo posto una e una sola domanda. Perché lo champagne? «Lo champagne è il vino più conosciuto al mondo, sinonimo di convivialità, di festeggiamento e di unicità; un’unicità che si esprime in una molteplicità di stili nel bicchiere. La produzione di champagne è il più eclatante esempio del legame tra natura e uomo. È un vino prodotto in condizioni climatiche al limite, e senza la sapiente mano dell’uomo sarebbe del tutto impossibile realizzare un prodotto tanto particolare. L’assemblaggio della cuvée di uno champagne è l’esercizio tecnico più complicato e per questo affascinate. Il prode Dom Pérignon ha tracciato una strada davvero difficile da battere.»