Cinema

Venezia 72. Non essere cattivo

By Caterina Liverani

September 09, 2015

 

1995. Cesare e Vittorio sono due amici sulla trentina che vivono a Ostia dedicandosi al consumo e allo spaccio di stupefacenti. Le loro giornate e le nottate, si consumano fra musica progressiva sparata a tutto volute su delle utilitarie, pasticche di acidi dai nomi esotici, sporadiche scazzottate, furtarelli, qualche riga di coca e i baretti dove saziare la fame chimica con brioche e cappuccini.

Dopo un “viaggio” particolarmente movimentato Vittorio decide di abbandonare quel tipo di vita per sistemarsi con Linda, una ragazza madre nella quale trova affetto e stabilità. Inizia a lavorare in cantiere guadagnandosi da vivere onestamente; vorrebbe aiutare anche Cesare, che vive con la madre e la nipotina dopo che la sorella è morta di Aids lasciando la piccola ammalata, a mollare il giro, ma quest’ultimo è ancora troppo coinvolto con i malviventi della borgata.

 

Presentato Fuori Concorso Non essere cattivo è l’ultimo film realizzato da Claudio Caligari, mancato lo scorso maggio a 68 anni dopo una lunga malattia. Già autore del cult Amore Tossico, del quale questo ultimo film contiene numerosi echi nelle ambientazioni e nel soggetto, e de L’odore della notte che nel ’98 consacrò Valerio Mastandrea come uno degli interpreti più promettenti della sua generazione, Caligari ha idelamente consegnato il suo testamento proprio all’attore romano che in veste di produttore accompagna il film alla Mostra del cinema.

 

Benchè ambientato negli stessi anni e in contesti non troppo differenti da quelli di Trainspotting, Non essere cattivo e i suoi personaggi sono del tutto distaccati dall’ironia dissacrante di Danny Boyle, mirando piuttosto a una drammatica complessità che, come nella volontà del regista, pone quest’opera al fianco dell’Accattone pasoliniano e dello stesso Amore Tossico.

Racchiusi nel microcosmo criminale ostiense di Caligari per Cesare e Vittorio non sembra esserci confronto con una società altra o con ambizioni diverse, ma una tensione verso la salvezza che è dettata unicamente dagli affetti che essi indefessamente coltivano malgrado tutto. Non essere cattivo è infatti romanzo popolare, criminale ma, anche e soprattutto sentimentale in cui i personaggi amano e sono amati e la solitudine e la disperazione vengono condivise il più a lungo e intensamente possibile, sapendo che dopo esiste solo l’eroina, la scelta di chi non ha più altro da scegliere.

Eccellenti le interpretazioni dei due protagonisti con un intenso e misurato Alessandro Borghi (Vittorio) e il sempre più sorprendente Luca Marinelli (La solitudine dei numeri primi, Tutti i santi giorni, La grande bellezza) che nel ruolo di Cesare offre forse la migliore prova della sua carriera fino ad ora.

 

«Ho acceso una macchina che non aveva benzina, fino a quando non ho trovato qualcuno mi ha passato una tanica. È stato un lavoro condiviso da tante persone e credo che questo sia il senso ultimo del cinema. Sono davvero grato a questa esperienza.» ha raccontato Mastandrea durante la conferenza stampa parlando dello sforzo produttivo che ha permesso a Non essere cattivo di essere, per nostra foruna, nelle sale cinematografiche in questi giorni.

Da non perdere per recuperare la fiducia nel cinema italiano.

di Caterina Liverani