Cinema

Venezia 72. Interruption

By Caterina Liverani

September 08, 2015

 

Stasera farete parte dello spettacolo” Il Coro

 

Un’opera che sfonda quella immaginaria e invisibile quarta parete che in teatro divide il pubblico dagli attori: è Interruption del regista greco Yorgos Zois, presentata nella sezione Orizzonti.

In un teatro sta andando in scena l’Orestea in un adattamento contemporaneo quando, nel mezzo dell’azione, un enigmatico giovane autodefinitosi il Coro, interrompe la rappresentazione invitando il pubblico ad invadere la scena, raccontare la propria vita e riscrivere la tragedia.

Mentre il Coro diviene unico e solo drammaturgo gli attori, quelli veri, vengono relegati in una sorta di gabbia di plexiglas impotenti e acciecati da del fumo, mentre in scena ci si domanda come si comporterebbero oggi personaggi tragici come Oreste, Elettra o Clitennestra.

Esplorando una interessante combinazione tra cinema e teatro Yorgos Zois, al suo primo lungometraggio, propone un film percorso da una forte tensione che si interroga con lucidità sul confine tra realtà e finzione. Le leggi canoniche del teatro e dei suoi spazi sono sovvertite e l’azione, cinematografica e drammaturgica, invade lo spazio circostante spostandosi per i corridoi, il foyer, le toilette e le strade adiacenti.

Un gruppo di giovani e ottimi interpreti è abilmente diretto in un costante campo\controcampo che pone lo spettatore, quello cinematografico, in un punto d’osservazione privilegiato, sul limitare di due realtà.

Ispirato dall’episodio del 2002 quando un gruppo di ceceni armati fece irruzione in un teatro di Mosca prendendo in ostaggio gli spettatori, i quali credettero per più di un’ora che tutto facesse parte della messa in scena, Yorgos Zois ha tenuto a precisare che il suo film non è un thriller psicologico su ostaggi o terroristi, ma che “è piuttosto una metafora della nostra vita e di come spesso ci ritroviamo ad essere ostaggi di preconcetti e dello spettacolo che si svolge di fronte ai nostri occhi. Rispetto alla situazione che stiamo vivendo attualmente in Grecia io stesso mi sento un ostaggio e mi capita di chiedermi cosa sia o meno reale”.