Cinema

Venezia 72. Go with me

By Caterina Liverani

September 14, 2015

I paesi di frontiera sono posti strani, lontani da tutte le altre strade.”

Lillian torna nel paese in cui è nata per assistere la madre. Alla morte di quest’ultima decide di stabilirsi in città e di risistemare la vecchia casa. La sua vita diviene però impossibile quando entra nel mirino dell’uomo più pericoloso e corrotto del paese, il misterioso Blackway, un ex poliziotto dedito a diverse attività illegali che inizia a tormentarla.

Le istituzioni locali non la aiutano, spaventati dall’influenza di Blackway, e l’unico uomo disposto ad ascoltare Lillian sembra essere Lester, l’anziano operaio di una segheria dal passato difficile.

Lo svedese Daniel Alfredson, già regista degli ultimi due capitoli della trasposizione cinematografica della saga Millennium, confeziona un noir da manuale, presentato Fuori Concorso, avvalendosi delle ottime interpretazione di un Anthony Hopkins, certo anziano, ma ancora pieno di vigore e di Ray Liotta nell’ennesimo, riuscitissimo, villain della sua carriera.

Ambientato in una provincia sperduta, resa ancora più crepuscolare dalla luce tagliente di un livido inverno, Go with me è una storia di uomini rudi e ragazze in pericolo, in un luogo dove ogni forma di legalità sembra essere sospesa.

Con un’atmosfera che ricorda certi romanzi di Stephen King, specialmente per ciò che riguarda il feroce Blackway, che sembra essere quasi un’incarnazione del male allo stato puro, e certi richiami a Twin Peaks, come le lavorazioni del legname e le storie di criminalità, droga, crudeltà e corruzione all’ombra di imponenti foreste, Alfredson propone un’opera di suggestivo, puro ed efficace intrattenimento caratterizzata da una regia che niente rischia, ma nemmeno sbaglia.